logo

ANTROPOLOGIA, POSSESSIONI e UFO

Delle volte capita di trovarsi di fronte a testimonianze di avvistamenti nel cielo, in particolare oggetti non meglio identificati, che ormai tutti chiamiamo con l’acronimo UFO (Unidentified Flyng Object). Altre volte, alcuni programmi televisivi, così come molti canali su Youtube, propongono argomenti un po’ fallaci ma sicuramente molto suggestivi, dove si racconta di persone entrate in contatto con membri di una civiltà extraterrestre. In Italia, inoltre, sta emergendo (da ormai alcuni anni) una nuova visione della storia antica che tratta delle prime civiltà, a partire da quelle sumero-accadiche, in particolare sulle vicende raccontate nei libri sacri, quali la Bibbia o l’Enuma Elish, un antichissimo cantico babilonese, quest’ultimo più vecchio dell’Antico Testamento, dove non poche vicende descritte al suo interno, sono state riprese dal libro sacro dei cristiani.

È molto interessante notare come le entità divine stiano assumendo una nuova natura sulla base della nostra cultura, questa intesa non come patrimonio conoscitivo (certo, anche questo è senz’altro importante), ma come insieme di capacità, abitudini, usi e norme dell’uomo in quanto membro della società. In altre parole, sulla base degli aspetti antropologico culturali. Possiamo dire che la nostra visione del mondo influenzi alcuni fenomeni, in particolare quando questi non trovano spiegazioni che (apparentemente) la scienza non è in grado di esplicare? Pensiamo a quanto abbiamo appena detto, usando come esempi due vicende “avvolte nel mistero”: le possessioni demoniache e le così dette abduction, ovvero i rapimenti alieni. Quello che a noi interessa non è dimostrare se possessioni o rapimenti alieni siano veri oppure infondati (ognuno si farà o ha già la propria idea a riguardo), ma l’interessante cambio di visione che si può notare tra la natura delle entità che sembrano subdolamente colpire alcune persone; entità che, se prima erano intese come spirituali, ora sono invece considerate parecchio materiali. Forzando un po’ la nostra visione, in altre parole, proviamo a vedere come potrebbe trattarsi dello stesso problema, ma da punti di vista culturali differenti.

Facciamo un esempio: supponiamo di trovarci nell’alto medioevo cristiano. Questo non significa solo tornare indietro nel tempo, ma assumere anche una nuova forma mentis, capace di farci credere quello in cui si credeva all’epoca. Alcune delle nostre certezze sarebbero, ad esempio, che è il sole a ruotare attorno alla terra, che il nostro sovrano governi per intercessione divina, e che il mare fosse popolato da enormi mostruosità acquatiche, causa di non pochi naufragi. Si tratta quindi di avere un diverso concetto di come funziona il mondo. A questo punto, se mentre passeggiamo, di fronte a noi vedessimo una persona in preda, ad esempio, a quello che noi oggi sappiamo essere un attacco epilettico, una delle prime cose che ci verrebbe in mente, in quanto persone dell’epoca, sarebbe ricollegare quel fenomeno ad un ente spirituale e maligno che si è impossessato del poveretto che si contorce per terra, mentre la sua faccia assume delle espressioni che incutono terrore.

Balziamo ora ai nostri tempi: la scienza è progredita non poco, e molte cose che prima non avevano una spiegazione, come gli attacchi epilettici, ora trovano giustificazioni razionali. In altre parole, dal punto di vista scientifico non si ritiene più opportuno pensare che esistano degli enti spirituali, generalmente maligni, capaci di possedere le persone, e che queste causino loro i sintomi degli attacchi epilettici.

Eppure, anche senza sconfinare in mondi metafisici o spirituali, quello che prima poteva essere considerata una possessione demoniaca, o brevi esperienze extrasensoriali, oggi trova una sua spiegazione all’interno di un’unica dimensione (senza scomodare realtà spirituali), con il caso delle abduction. Cosa significa? Non è più un demone a prendere possesso di noi, ma un alieno. Un essere quindi che appartiene comunque a questo universo, spesso dotato di poteri superiori ai nostri (da una tecnologia avanzatissima, a capacità cognitive strabilianti), interessato a tormentare  la nostra anima o, come dovremmo dire oggi, la nostra psiche. Si noti come, in ogni caso, sia cambiata la visione del mondo ma, nel profondo, la necessità per alcune persone (non necessariamente religiose) di credere che esista qualcosa che sia “oltre” noi e che questo “oltre” si preoccupi tanto delle nostre vite, non sia cambiata. Nella nostra società, ormai è più accettato (o accettabile) parlare di alieni che non di orde demoniache, considerate come spiriti. Questo perché è cambiato il nostro modo di concepire il mondo e noi stessi. Tutti i fenomeni, da quelli naturali a quelli sociali, trovano giustificazioni “razionali” secondo il proprio tempo e la propria cultura. E così si comprende anche come il concetto di razionale cambi con il tempo, perché cambia ciò che noi riteniamo esserlo.

Rimane, tuttavia, sempre una crepa, un punto d’ombra, tra la nostra quotidianità e il nostro profondo sentirci soli, quasi inesistenti, in quella che un famoso antropologo, Ernesto de Martino, aveva chiamato “Crisi della presenza”. Il problema del non ritrovare noi stessi permane, e che sia un demone o un alieno a prendere il nostro posto, sembra solo essere un diverso modo di definire un problema, benché non lo si risolva. Bisogna essere molto chiari: qua non si intende dare giudizi o dire che questo sia meno vero di quello, quanto piuttosto prendere visione del fatto che esista una certa condizione, o esperienza, che alcune persone raccontano di aver vissuto, e che una visione antropologica permette di notare come tale condizione abbia cambiato nome, in quanto è  cambiata la società, le istituzioni, la lingua, le norme sociali e così via. Noi non ci spingeremo oltre questa constatazione.

All’inizio di questo articolo abbiamo accennato alle nuove interpretazioni che anche in Italia stanno emergendo nelle letture dei testi sacri. Curioso è notare come queste nuove interpretazioni screditino la teologia tradizionale che ritiene esistere, nei testi antichi, entità metafisiche e divine interagire con l’uomo. A queste entità tradizionalmente sono spesso attribuite proprietà quali l’onnipotenza, l’immortalità, la perfezione. Le nuove interpretazioni, ci dicono che queste entità non sono affatto metafisiche, ma vengono da altri pianeti di questo stesso universo (e non più da un mondo spirituale), che possedevano una tecnologia avanzatissima (e non più l’onnipotenza) e che vivessero infinitamente più a lungo rispetto a noi, per cui potevano apparire, agli occhi di chi li vedeva, come essere immortali. Ma sapere quali delle due visioni sia la più “vera” (ammesso che si possa ragionare in questi termini) è, in un certo senso, questione di punti di vista.

 

Stefano Aranginu

(tutti i diritti riservati – all rights reserved)

 

Leave a Reply

*

captcha *