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Eros – Fate l’amore come Platone

a cura di Stefano Aranginu

Abbiamo una meravigliosa testimonianza, su come l’omosessualità fosse tema discusso, nel Simposio di Platone (presumibilmente scritto tra gli anni ottanta e settanta del IV secolo A.C), in cui non vi è, minima traccia dell’omofobia, che pare tristemente in voga di questi tempi. All’epoca, problemi del genere non esistevano: si discuteva più che altro su cosa fosse l’Eros, e sulla sua natura. Paradossalmente, circa duemilacinquecento anni fa avevano superato (o forse non si erano mai posti) la questione omosessuale, che era una scelta dell’individuo piuttosto comune.

Platone si chiede come sia possibile giustificare l’amore tra un giovane (l’amato) e un uomo maturo (l’amante). All’epoca, appariva vergognoso che il giovane amato si concedesse, ma solo nel caso in cui l’amante fosse ritenuto persona indegna; per contro, se l’amante fosse stato capace di formare e istruire il giovane, e se il rapporto fosse costruito nel giusto modo, era moralmente lecito. Possiamo affermare quindi che la questione fosse sì di origine morale, ma il baricentro verteva non tanto sull’omosessualità (che all’epoca, non era certo un problema, e non dovrebbe esserlo in nessun tempo), quanto sulla natura dell’Eros.

Attraverso vari personaggi, Platone vuole chiarire un aspetto, che forse è la chiave di volta nella lettura del Simposio: La bellezza del corpo (appartenente ai giovani, che erano nel fiore degli anni), non può essere scambiata con la bellezza dell’anima (intesa come conoscenza filosofica, capace di formare e istruire il giovane). Per bocca di Socrate, Platone compie un punto di svolta nell’ottica sociale del suo tempo, dichiarando che non è possibile dare lo stesso valore alla bellezza del corpo e alla bellezza dell’anima: “In cambio dell’apparenza del bello, tu cerchi di guadagnarti la verità del bello, e veramente pensi di scambiare armi di bronzo con armi d’oro”. Insomma, non possiamo concedere il nostro corpo, sfruttando la temporanea bellezza dettata dalla gioventù, in cambio di una bellezza che va oltre il corpo, e che non ha tempo.

Platone ci ha regalato una concezione dell’Eros talmente forte da avere enorme rilevanza ancora oggi:  egli sostiene che bisogna raggiungere un Eros che vada oltre il piano fisico, e si innalzi ad una consapevolezza spirituale. E’ tuttavia necessario giungervi attraverso una scala di valori, dove si  intercedere inizialmente attraverso il corpo, per poi raggiungere l’anima, toccando infine l’assoluto.

Chissà, se significa semplicemente innamorarsi, tutto questo.

Quello che so, è che se cinque secoli prima di Cristo l’omosessualità non era in nessun aspetto un problema, non vedo perché dovrebbe esserlo oggi. Privare ad una persona di poterne amare un’altra, impedire loro il diritto di creare una famiglia e avere dei figli, è una grave e insensata colpa di cui si macchiano sempre troppe persone, al giorno d’oggi. Tentare di veicolare l’amore, o il matrimonio, nella concezione uomo-donna, è sintomo di una visione opprimente e per nulla proiettata verso una società che dia realmente pieni diritti a tutti gli individui. Per cui, parafrasando Platone (vogliano scusarmi i filosofi di professione se mi permetto di asserirmi a ruolo di improbabile esegeta), è che eterosessuali o omosessuali, non fa alcuna differenza: ciò che importa è che quando facciamo l’amore o quando amiamo – io aggiungerei quando facciamo qualsiasi cosa -, lo facciamo con l’anima. E non solo con il corpo.

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