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La vita in periferia

a cura di Stefano Aranginu

Non credo esista una ragione precisa per cui una persona ami leggere. Se si cerca di rispondere a questo quesito, non ci si sentirà mai abbastanza soddisfatti. In fondo, spiegare le passioni non è semplice, vista la loro irrazionalità, e dato che viviamo in una società satura di scienza e spiegazioni necessariamente logiche, non riusciremo mai a trovare la soluzione adatta. Forse è proprio questo il bello di fare qualcosa che amiamo: non sapere mai di preciso perché lo si fa, ma viverlo e basta, senza porsi domande. Certo, c’è da dire che la lettura, come la maggior parte delle passioni, ha i suoi costi.

La necessità di appropriarmi di alcuni libri che amo, mi ha fatto spendere non pochi soldi in questi ultimi anni, per il solo gusto di alzare lo sguardo ed osservare nel mio angolo quelle letture che tanto amo, e che tanto mi hanno insegnato. Da poco ho scoperto tuttavia che si può spendere molto meno di quel che pensavo, pur volendo leggere così tanto. Non si tratta di rubare presso librerie e biblioteche, ma qualcosa di ancora più emozionante: il mercatino delle pulci di via Trento, a Cagliari. Un po’ di tempo fa, una domenica mattina, mi hanno fatto conoscere questo meraviglioso mondo fatto di oggetti usati e funzionanti, ancora pieni di vita. Scartati perché magari inutili agli occhi di qualcun altro, ma non per questo meno utili nelle mani adatte. In questo luogo si può trovare di tutto: dai vestiti alle gabbiette per gli animali, dai grammofoni all’ultimo videogame per le più moderne console. In questo posto, il vintage e il moderno fanno l’amore. Naturalmente io ci sono andato per i libri.

Il bello di questi mercatini è che il prezzo va contrattato, il più delle volte. Da qui ho notato quanto poco siamo abituati al dialogo, in un contesto commerciale: cerchi il tuo prodotto, osservi il prezzo, decidi se comprare, e vai via. Perlopiù parlano i soldi: la nostra voce emette solo saluti di circostanza, e se siamo generosi, un sorriso. In questo posto, invece, che ai miei occhi è apparso come quegli antichi mercati colmi di bancarelle di una qualche città nord-africana che si affaccia sulla costa del Mediterraneo, tra le bancarelle e le urla di qualche commerciante che invitava ad acquistare i suoi prodotti, ho riscoperto il gusto per il dialogo, la passione nel contrattare che supera la mera discussione sul prezzo.

E’ una questione di sguardi, di ritmo, di passione appunto. Risultato? Mi sono portato a casa Marcel Proust, Balzac, Umberto Eco, Italo Svevo, E. A. Poe, Charles Baudelaire e Irvine Welsh, a soli sette euro e cinquanta centesimi. In questo posto ho trovato la perfetta applicazione del mio diritto ad istruirmi, a farmi una cultura, a sviluppare la mia i ll mio personale patrimonio di conoscenze e coscienza del mondo. In una città con il culo in Europa e il cuore in Africa, in quel pezzo di periferia dove la notte è guardiana di puttane e spacciatori, di ubriachi e disperati vagabondi, di cani rognosi e gatti girovaghi; in quel posto ho trovato la Vita. E la cercherò ancora.

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